Il successo postumo, sulle orme di Irène Némirovsky.

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Oggi vi portiamo sulle orme di Irène Némirovsky :«Signora, io sono un soldato. E i soldati non pensano. Mi si ordina di andare e io vado. Di combattere, e io combatto. Di farmi uccidere, e muoio. L’esercizio del pensiero renderebbe il combattimento più difficile, e più terribile la morte».

Suite francese è soprattutto la storia di un amore, vissuto segretamente, mentre da qualche parte si combatteva, ma non lì, non a Bussy, non in quel momento in quella Francia appena occupata. Furono mesi tranquilli quelli subito successivi all’armistizio, mesi in cui l’occupazione dei tedeschi fu quasi piacevole. Suite francese è il titolo dei primi due “movimenti” di quello che avrebbe dovuto somigliare a un “Poema sinfonico” di Irène Némirovsky, composto da cinque parti, di cui solo le prime due sono state completate e pubblicate: Tempête en juin (Tempesta in giugno) Dolce. Le altre: Captivité (Prigionia) – Batailles? (Battaglie) – La Paix? (La Pace) sono solo abbozzi. È il romanzo della riscoperta della Némirovsky che, dopo circa cinquant’anni di oblio – grazie a Suite francese – viene ripubblicata in 38 lingue. La figlia maggiore, Denise, ha conservato il quaderno contenente il manoscritto di Suite française, assieme ad altri scritti della madre, per cinquant’anni senza guardarlo, pensando che fosse un diario, che sarebbe stato troppo doloroso da leggere. Alla fine del 1990 tuttavia, prende accordi per donare tutti gli scritti della Némirovsky ad un archivio francese. Dopo aver scoperto cosa contenevano i quaderni, Suite francese fu pubblicato in Francia nel 2004, e divenne presto un best-seller. Da allora è stato tradotto in 38 lingue e dal 2008 ha venduto due milioni e mezzo di copie.  Francese o russa, Irène Némirovsky resta ebrea. Ebrea negli anni dell’antisemitismo più violento , donna in un mondo di uomini.  Un marito che ne seguirà la sorte (la morte in campo di concentramento), due figlie che viaggeranno con un baule mai aperto con gli scritti di Irène. E un insanabile conflitto (presente in molti romanzi) con la madre in costante competizione con la giovinezza della figlia.

Più vicina si fa la guerra, più Irène Némirovsky si addentra con la scrittura (e con la visione) nelle camere da letto buie, nelle stanze oscurate, addirittura nei sogni dei dormienti, dove il fracasso delle bombe si traveste da incubo di temporali o di mari in tempesta. Questa è forse la cifra stilistica più notevole, più incantevole, della scrittrice: in un’epoca in cui il modernismo ha dato fondo a tutti gli effetti formali possibili, con grandi opere monumentali, lo sguardo della Némirovsky non cerca di stupire, anzi è quasi più desideroso di mimetizzarsi nel buio (come una macchina da presa) di quanto non siano i suoi stessi protagonisti in fuga.

Noi di The Words Angels abbiamo affrontato sia la lettura del romanzo sia la visione  della pellicola. Nonostante le sofferenze subite la Némirovsky,  ha voluto credere di trovare un briciolo di bontà nel cuore di ghiaccio dei nazisti, in qualche modo umanizzando il personaggio del protagonista, e, cercando di darci una lezione di vita fedelmente descritta nella trasposizione cinematografica di Saul Bibb. Bella la colonna sonora.

 

Rosalia Cozza

 

Raccontare un’altra epoca con il romanzo storico

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Secondo la società angloamericana per la promozione e la difesa del romanzo storico (Historical Novel Society), un romanzo storico, per essere tale, deve essere stato scritto almeno cinquant’anni dopo gli eventi descritti, da qualcuno che all’epoca dei fatti non era ancora nato, e che quindi si è accostato ad essi attraverso le ricerche. Certo un’efficace delimitazione ma come accade per tutte le definizioni non sarà difficile trovare eccezioni. Il romanzo storico vero e proprio nasce in Europa nel terzo decennio dell’ottocento sull’onda dello straordinario successo ottenuto dai romanzi dello scozzese Sir Walter Scott (1771-1832). Walter Scott nella premessa alla sua famosa opera cavalleresca, Ivanhoe, illustra il problema delle fedeltà storica. Nel momento in cui lo scrittore deve calarsi in un’altra epoca e restituirla al lettore, il rigore è d’obbligo, ma è il buon senso a guidare il romanziere. Nel presentare il romanzo che aprirà il cammino al genere, Walter Scott afferma che i caratteri essenziali e i sentimenti umani sono sempre gli stessi, il dilemma ricorrente invece è di sicuro quello di evitare gli anacronismi, ma l’essenziale è il problema del linguaggio. La soluzione che The Words Angels suggerisce agli scrittori che si accostano al romanzo storico è quello di adottare dizionari che riportino la data di nascita delle parola. Passando dalla Scozia alla nostra patria, ripercorrendo il cammino del romanzo storico, scopriamo anche che dopo l’impulso dato dai Promessi sposi, il libro storico nei nostri anni è ritornato di grande attualità e vanta autori popolari.

Il genere storico richiede dunque molto impegno e rigore. Tempo per le ricerche. Noi di The Words Angels prediligiamo le storie ambientate nel Medioevo, periodo messo a fuoco da scrittori come Umberto Eco ne  Il nome della rosa  e autori come Ken Follett  I pilastri della terra, e a voi?

 Rosalia Cozza

Quando il protagonista è: l’antieroe

copQuando il protagonista è l’antieroe, ma chi è l’antieroe? Un personaggio che invece di essere caratterizzato da forza coraggio grandezza d’animo, dignità, si rivela in un atteggiamento opposto a quanto detto.  È quindi spesso un perdente, inefficiente, rinunciatario, e anche un poco emarginato. Gli antieroi nello scenario letterario del nostro tempo, sono molto più numerosi di quanto si immagini è spesso insoliti protagonisti. Per partire dall’alto pensiamo a Leopold  Bloom  di Joyce, che nell’Ulisse vaga senza gloria  in una Dublino inconsueta.

L’Uomo senza qualità di Musil, l’Innominabile di Beckett, l’uomo insetto di Kafka, … questi personaggi letterari passati oramai all’immortalità a causa delle loro debolezze umane, finisco per essere simpatici. Vedi il Ragionier Fantozzi l’antieroe di casa nostra famoso in mezzo mondo.  

Tuttavia l’antieroe ha avuto l’ardire di sfidare le convenzioni del romanzo classico che ci aveva abituati a personaggi ricchi di risorse, determinati a raggiungere il traguardo ad ogni costo. L’antieroe quando vince, e non succede quasi mai, lo fa con l’ironia, con la provocazione, mettendo al servizio del coraggio vizi e virtù. Ci offre una voce nuova e forse più adeguata a leggere la realtà moderna. Il Ragionier Fantozzi, splendidamente interpretato da Paolo Villaggio che lo ha ideato, rappresenta nel suo paradosso l’uomo medio, alla costante ricerca di una felicità puntualmente frustrata, questo antieroe consapevole delle sue intime contraddizioni, rappresenta alla fine, infondo, ognuno di noi.

 

Rosalia Cozza

TWA

Agatha Christie inedita tra lirica e App.

agatha-960x623 Agatha-Christie_1Agatha Mary Clarissa Miller non voleva fare la scrittrice, ma la cantante. La regina indiscussa del crimine aveva infatti l’ambizione di diventare una cantante lirica. Per inseguire questo sogno si trasferì, appena sedicenne, a Parigi, aspirazione che però, nonostante numerosi sforzi, non spiccò mai il volo, così Agatha si buttò sulla scrittura. Eppure nemmeno questa carriera fu facile. La “signora del crimine” che ha scritto più di 50 romanzi e 100 racconti, nasce a Torquay il 15 Settembre nel 1890, da padre americano e madre inglese. Nell’Inghilterra di fine 800 di donne scrittrici ve ne erano ben poche, ma Agatha riuscì al suo ritorno da Parigi a pubblicare una sua raccolta di poesie dal titolo The Poetry Review. I suoi lavori all’inizio furono infatti quasi del tutto ignorati da pubblico, e critica. I racconti e le biografie romanzate, scritte con il nome il nome di Mary Westmacott puntualmente venivano rifiutati: (solo nel 1949 si scopre che la scrittrice di romanzi Mary Westmacott è in realtà Agatha Christie sotto pseudonimo).

Nel 1912 ad un ballo conosce Archibald Christie, un giovane tenente inglese che riesce a farla innamorare in brevissimo tempo. I due si fidanzano. Il 24 dicembre si sposano con una cerimonia semplice e veloce. Agatha nel 1914 durante la Prima Guerra Mondiale presta servizio come volontaria presso l’ospedale inglese di Torquay, un ambiente che fu la linfa vitale per i suoi scritti: il suo primo giallo, “Poirot a Styles Court” prende spunto proprio da qui, anche se il successo arriverà solo nel 1926 con “Dalle nove alle Dieci”.

La morte della madre e la separazione dal marito Archie – di cui le rimase il cognome, Christie –  fecero cadere la scrittrice in balìa di una forte depressione che durò circa 3 anni, durante i quali il suo lavoro né risentì molto. Ma, come una fenice, la scrittrice riuscì a rinascere dalle sue stesse ceneri, dedicandosi esclusivamente alla scrittura. Ispirandosi sempre alla sua vita, arriva il romanzo che l’ha resa famosa in tutto il mondo: “Assassinio sull’ Orient-Express”, da un viaggio in treno verso Baghdad, lo stesso viaggio che le fece conoscere nuovamente l’amore, il suo secondo marito Max Mallowan. I suoi romanzi sono un cult per gli amanti del mistero, intriganti per le atmosfere a tinte gialle, per le ambientazioni descritte in maniera minuziosa e i suoi personaggi completi. Due, in particolare: l’investigatore belga Hercule Poirot e l’indagatrice Miss Marple, diventati celebri in tutto il mondo anche per via dei tanti adattamenti televisivi e cinematografici.

 

E’ con il giallo dunque che Christie spopola, ma non solo: la carriera della scrittrice è stata segnata anche da racconti, romanzi rosa, opere teatrali, sceneggiature televisive e radiodrammi, con opere come, “Caffè Nero”, “L’ospite inatteso”, “Verdetto”, “Tre topolini ciechi”, “Love from a stranger” e molti, molti altri.

Nel 1947 la Regina Mary compie 80 anni e chiede come regalo la composizione di una commedia di Agatha Christie. La scrittrice è molto lusingata e scrive il racconto Tre topolini ciechi, che va in scena nel 1952 .La commedia ha un tale successo che viene replicata dal 1952 fino ai nostri giorni in un teatro di Londra. Agatha in seguito ai suoi successi, verrà premiata con il premio letterario Grand master of the mistery writers of Americ e insignita del titolo di “Dame” dell’Impero Britannico.

Muore il 12 Gennaio 1976 nella sua villa di campagna a Wallingford ed è sepolta nel cimitero del villaggio di Cholsey nel Oxfordshire. Il marito, Max Mallowan, muore il 19 agosto di due anni dopo e viene seppellito nella stessa tomba di Agatha.

Secondo un rapporto dell’UNESCO, Agatha Christie in vita guadagnò circa 20 milioni di sterline, cioè poco più di 23 milioni di euro.
La novità di oggi è che per gli appassionati del genere, Microids, ha pubblicano su App Store un nuovo ed avvincente gioco per iPhone e iPad tratto dal celebre romanzo di Agatha Christie. Investigazioni, avventura, gialli, continuano infatti in “Agatha Christie – The ABC Murders” dove l’ unica arma è la conoscenza, le abilità investigative, del suo famoso personaggio più “Hercule Poirot”. L’investigatore privato dovrà affrontare un misterioso avversario conosciuto come “ABC”.  Chissà se questa idea piacerebbe ad Agatha, voi che ne dite?

Rosalia Cozza per TWA

La letteratura è cultura maschilista?

womenwritersA lanciare per primo l’argomento oggetto del dibattito tuttora in corso è stato Luigi Spagnol sulla rivista il Libraio ( Gruppo Gems), ecco il link dove potete leggere le sue parole: http://www.illibraio.it/maschilismo-letteratura-uomini-397254/

 Subito a schierarsi al suo fianco e ad approfondire il discorso Michela Murgia, che mette in luce quanto le donne sono sottorapresentate nei festival e nei premi, ecco il limk dove potete leggere il suo intervento:  http://www.illibraio.it/cultura-maschilista-festival-donne-398468/

Ma la storia non finisce qua, altre scrittrici hanno commentato sulle loro pagine facebook o su twitter. Ecco quanto ha postato Antonella Cilento nel suo post:

Un notevole articolo di Michela Murgia a proposito della scarsa presenza delle donne ai festival (e non solo): per parte mia posso solo raccontare che in vent’anni e con quindici libri editi non sono mai stata invitata al Salone torinese (una sola volta sono andata a parlare di Matilde Serao, argomento prettamente femminile), una sola volta (causa Strega) sono stata invitata a Pordenone Legge, messa in sala con un’autrice ignota solo per la tematica femminile (a coordinarci una psicologa), mai contatta né da Mantova, né da Bookcity, né da altri festival. E dei premi senza donne o con quote rosa non dico altrimenti dovrei ripetere battutacce di noti autori che negli anni ho invitato alle mie attività. Maestre e donne, figurarsi! Brava Murgia (e non la Murgia: l’articolo è sessista).

 La parte femminile dello staff di The Words Angels si schiera al fianco della Murgia e della Cilento, portando un proprio contributo alla questione che è al tempo stesso una domanda per gli estimatori del libro con autore maschile:

 Chi vi assicura che il libro del macho di turno non sia invece opera di una penna femminile?

 Pensateci e riflettete: il ghostwriter non ha sesso.

 La querele è ancora aperta, aspettiamo come al solito i vostri preziosi commenti.

Rosalia Cozza per TWA

 

 

                                                     

 

 

 

Nobel alla voce per Bob Dylan

bob-dylanChi opera nel campo della letteratura ha un po’ il dovere di pronunciarsi, sul primo premio Nobel per la Letteratura assegnato a un autore non di opera letteraria, non un romanziere, un critico, uno storico, ma a un poeta. Ma da dove nasce la poesia di Bob Dylan? Prima di tutto è suono, quel suono poi diviene forma, voce, narrazione, immagine, fino a giungere agli orecchi del lettore, che mentre ascolta sfoglia la pagina. Sì, The Words Angels è d’accordo per Bob Dylan, non in quanto musicista, cantante, chitarrista eccellente, ma per quel qualcosa di unico, nella sua voce roca, nelle corde della sua chitarra, che riportano la poesia al suo momento ancestrale. Bob Dylan, simbolo rock è altro, è la risposta universale è quella voce che un grande Nobel, Samuel Beckett, vede unica forma di resistenza umana in un mondo che implode, e che Dylan riporta alle origini.

 Il Nobel a Dylan è il Nobel al rock come poesia, come forza spirituale che irrompe nel Novecento freddo e esangue. Knock, knock, knockin’ on heaven’s door, Blowinn’s in the wind  … Contiene altre voci, di Billie Holiday, di Janis Joplin.
La musica che anima il mondo e salva la vita ( dice Wenders). Dylan solitario e primordiale, è potenza elementare e raffinatissima, come Orfeo, unico, geniale.

Nobel per la letteratura. Letteratura orale, letteratura prima di essere scritta, letteratura originaria.

 Cantata.
Unica condizione: che questo premio, unico e assoluto, resti tale, questo coraggioso riconoscimento alla magia della parola che nasce da voce e suono. Il Nobel a Bob Dylan è il premio a un vento che cambia. Sì, ha ragione Wim Wenders, il rock irrora la vita. Ma il Nobel appartiene ai libri .

Rosalai Cozza per TWA

 https://youtu.be/OeP4FFr88S

 

 

 

Con “Genius” il cinema ha trovato un bel modo di raccontare l’editoria.

 

Oggi i nostri The Words Angels di oltre oceano ci hanno suggerito di non perdere la visione di un film, “Genius”, in uscita nelle sale italiane in questo periodo, grazie ad Eagle.  Pare siano stati incuriositi dal fatto che per la prima volta, con questo film, il cinema celebri il talento di un editor letterario. Quali sono le dinamiche che portano alla nascita di un libro?

Quali i meccanismi, i sacrifici, le discussioni che trasformano una storia in quel prodotto editoriale fatto e finito che siamo abituati a ritrovare tra gli scaffali delle librerie? Questo film un poco ce li spiega.

Tratto dal romanzo Max Perkins: L’Editore dei Geni (Elliot) di A. Scott Berg a giustificarne il titolo, la pellicola è incentrata sulla figura di Max Perkins, talentuoso editor americano che lavorava presso la Scribner’s Sons, a lui si devono le pubblicazioni di alcuni capolavori di E. Hemingway, F. Scott Fitzgerald e di Thomas Wolfe.

Siamo alla fine degli anni ’20, New York, ma non per questo l’occupazione di Perkins ha alcunché di glamour: il suo mestiere è quello di leggere libri, tanti libri, in realtà allo stato di bozze. A lui tocca insomma capire se e quali tra questi contenga le tracce di un libro, dopodiché renderlo adatto a stare su uno scaffale.

Thomas invece è un giovane scrittore alla ricerca della prima casa editrice disposta a pubblicare il suo romanzo, incontra Maxwell e tra i due nasce un’amicizia che andrà ben oltre l’usuale rapporto tra editor e scrittore. Genius, del debuttante britannico Michael Grandage, racconta infatti il segmento di vita e carriera di Perkis in cui scoprì e lanciò il talento di Thomas Wolfe, l’eccentrico romanziere morto prematuramente che ispirò la Beat Generation. Il cast è stellare, con: Colin Firth nei panni di Perkins e Jude Law in quelli di Wolfe, Nicole Kidman come amante di Wolfe, Guy Pearce come Hemingway e Laura Linney come moglie di Perkins.

Istrionico ed incontenibile Wolfe quanto taciturno e introverso Perkins, i due crearono un’amicizia viscerale, «L’editor deve restare uno sconosciuto», sentenzia Perkins; è vero, potrai anche aver sputato sangue su quel libro, ma il tuo nome non comparirà da nessuna parte, non importa quale sia stato il tuo contributo! Questi due grandi talenti avevano un’abilità intellettuale pazzesca, difficile da riprodurre.  Insomma, noi di The Words Angels consideriamo “Genius” un bel modo per il mondo dell’editoria di approdare al cinema, quindi da non perdere da parte di tutti coloro che apprezzano il genere.

TWA

Quanto poco si legge in Italia?

2015Il quotidiano Repubblica la scorsa settimana in un articolo ha reso conto dello stato di salute del libro in Italia. È storia vecchia, siamo un popolo di scrittori, ma chi è che legge? Ogni anno vengono pubblicati circa 60000 libri, con una media di 160 volumi al giorno. Per la precisione lo scorso anno, cita Repubblica, sono stati pubblicati 62250 volumi cartacei e 56727 digitali, quest’ultimi sono tantissimi se si pensa che il mercato dell’e-book stenta a partire. Si legge più al nord che al sud, più lettori ragazzi che adulti, più donne che uomini.

    Ma il dato che sconcerta e che ci da il peso dell’importanza della cultura nel nostro paese è che 9 famiglie ogni 10 non posseggono in casa nemmeno un libro. Testo che potrebbe essere anche un manuale di cucina, di bricolage, un fumetto, un reportage, un volume di foto, un’enciclopedia. Nulla, niente, nemmeno un libro.

    Questo dato è preoccupante, non solo per gli editori che vedono non decollare le loro vendite, ma molto più per il Paese stesso che se da una parte decanta la cultura come unico veicolo per il futuro italiano, dall’altro non riesce a creare in vecchie e nuove generazioni il desiderio di conoscere, di aprire la mente, di non rimanere esclusi dal principale veicolo culturale: il libro.

     Perchè questo accade? Ai tanti motivi, d’ordine sociologico, psicologico, educativo ecc… noi di TWA poniamo l’accento su di uno solo: il prezzo dei libri, troppo oneroso, per chi con il proprio stipendio o salario (gli adulti appunto) dovrebbero acquistarli. Dato che si ritengono beni superflui, vengono esclusi a vantaggio di tutto quello che è il bisogno reale: fitto, cibo, vestiario, tasse.

    Attualmente l’unico libro a essere reperibile a pochi centesimi restano alcuni ebook, ma qua ci si scontra con il bisogno di un supporto che ne renda possibile la lettura, e questa metodologia di lettura non è di tutti.

   E voi?  Quale altra motivazione pensate sia alla base della scarsità di lettori nel nostro paese? Partecipate al dibattito.       

 

 

TWA

 

 

 

 

 

Torino – Milano è derby sul Salone del Libro. Dite la vostra …

SalTo17 Un tempo era il Salone del Libro di Torino, la fiera delle fiere del libro: autori, editori, stand, e tanti tantissimi libri. Un luogo incantato per chi ama la parola scritta. I tanti lettori e non che, anno dopo anno, ci tornavano. Il fascino del Lingotto, gli stand, le lunghe file e le attese per lo scrittore vip di turno. Per gli autori e gli editori una vetrina, per gli esordienti un sogno che si realizzava, per gli scrittori in erba la possibilità di conoscere da vicino le case editrici e proporre i manoscritti nascosti nelle borse, negli zaini. Un luogo da criticare? Certamente, tante le cose che non andavano, tante sul Salone le opinioni contrastanti: “Sembra un carrozzone!”, “Molto più incisivo Pordenonelegge!”, “Vuoi mettere il festival della letteratura di Mantova!”.

  Tutto ciò è finito. Il mondo dell’editoria si è spaccato, dopo dibattiti, contrasti e discussioni. Milano avrà la sua fiera e Torino la sua. Al Palazzo Reale  davanti a personalità dell’editoria e della stampa è nata la fiera di Milano del libro che si denominerà Tempo di libri e la sua prima edizione partirà mercoledì 19 aprile per concludersi domenica 23 aprile 2017.

All’annuncio tutta la grande editoria presente applaude, mancano gli editori piccoli o minori e tra questi marchi importatanti che hanno fatto e fanno cultura.

 Si propongono le idee, il quel che sarà, ma non c’è nulla definitivo, le proposte sono varie e molteplici. Quanto oggettivamente si realizzerà sarà dato saperlo solo a programma pubblicato.  Per adesso esiste il sito www.tempodilibri.it e si sanno i nomi di chi s’occuperà e di che cosa: Chiara Valerio ( programma generale) Piedomenico Baccalario programma (0–18) Giovanni Peresson ( programma professionale). Al di là di quanto hanno detto i singoli editori, i sindaci delle due città, i politici, i rappresentanti del governo, i giornalisti, alcune domande restano al popolo di chi, come noi, si ama definire un semplice lettore e a quanti si nutrono o lavorano intorno alla parola scritta: Lo sdoppiamento della fiera avvantaggerà Milano a discapito di Torino?

La magia del Salone del libro è persa per sempre?

I piccoli e medi editori troveranno negli spazi torinesi a loro dedicati  una maggiore capacità di confronto e crescita?

I grandi editori riusciranno a realizzare a Milano un evento in grado di competere per spessore e qualità a quello delle maggiori fiere del libro europee?

Intanto Il Salone di Torino 2017 si terrà dal 18 al 22 maggio, come già annunciato al termine dell’edizione 2016.

E per voi il derby tutto italiano tra Torino e Milano finirà con 1 – 2  o X ? aspettiamo i vostri commenti.

TWA

 

 

 

Dal Signore degli Anelli al Trono di Spade, oltre le barriere della fantasia, passando per Harry Potter

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Il punto di partenza di ogni fantasy, come lo intendiamo oggi, non può prescindere dal suo maggiore rappresentante: lo scrittore J. R. Tolkien. Docente di filologia a Oxford Tolkien scrisse nel 1937 di Lo Hobbit e tra il 1954/55 Il Signore degli anelli. Eroi, guerrieri, draghi, elfi, orchi, nani, streghe, sospesi in luoghi senza tempo, oppure confusi con la realtà contemporanea. Il fantasy è un genere molto identificabile e codificato nel quale archetipi e stereotipi si trasmettono da un’opera all’altra. Una prerogativa del fantasy è nella cura richiesta per descrivere il mondo in cui è ambientata la storia. La sua struttura ha origini antiche, dalla saga di Gilgamesh ai poemi omerici, dal racconto mitico alla fiaba, dalla saga epica al romanzo cavalleresco, dal gotico al fantastico. La prerogativa del fantasy oggi è quella di rileggere con linguaggio moderno i temi di sempre. Per esprimere questa realtà lo scrittore può percorrere varie strade.

L’High Fantasy (fantasy alto o epico) indiscusso modello di Tolkien, in questo tipo di romanzo quello che emerge è il destino degli uomini e delle nazioni, dove una variegata galleria di personaggi, spesso sovrannaturali e pregnanti di poteri compiono azioni che vengono raccontate da vari punti di vista. Tra i maggiori successi oltre alla saga tolkieniana abbiamo il ciclo narrativo di Shannara di Terry Brooks.

Complementare al fantasy alto, c’è Heroic Fantasy, rappresentato da Conan il Barbaro di Robert E. Howard, genere detto anche sword&sorcery (spada e stregoneria), dove al centro del mondo è posto l’eroe (o l’eroina), solitario e guerriero, spesso funestato dalla magia di divinità oscure.

Il Dark Fantasy invece, avvicina molto al genere horror, con cui ha in comune creature del folklore come licantropi e vampiri. Ha come obiettivo raccontare tempi e luoghi oscuri, pregno di ambiguità morale, dove non sempre il bene vince sul male. Il fantasy può veicolare anche valori morali o religiosi, un esempio classico lo troviamo nelle Cronache d Narnia di C.S. Lewis, narrazione fiabesca densa di rimandi alla fede anglicana dell’autore. Oppure porre veri e propri dilemmi morali. Suo malgrado Harry Potter  (J. K. Rowling),  nella sua terza avventura (Il prigioniero di Azkaban), si trova a dover effettuare una scelta quando ha la possibilità di vendicarsi della persona che ha tradito i suoi genitori, ma rifiuta la vendetta. Pur se il mondo “altro” è governato dalle leggi della fantasia, della magia, la coerenza, la minuziosità con cui è creato produce quindi un processo d’identificazione. Creare quest’universo secondario è l’immane lavoro dello scrittore. L’immenso lavoro di Tolkien nella stesura e tessitura dell’opera, si vede da tutto quello che la circonda: annali, genealogie calendari, lingue, note etnografiche e tanto altro. Come disse egli stesso «Alla base delle mie storie ci sono i linguaggi, le storie furono create per dare un mondo ai linguaggi non il contrario». Ecco perché i libri fantasy si prestano perfettamente alla realizzazione di adattamenti cinematografici e al piccolo schermo, ricchi come sono di elementi d’avventura, azione, d’amore, d’orrore, ecc. Il “Il Signore degli Anelli (in originale The Lord of the Rings), è divenuta una fortunatissima trilogia colossal fantasy ad opera de regista neozelandese  Peter Jackso Il successo della saga,  formata da Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello , Il Signore degli Anelli – Le due torri  e l’ultimo Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re, uscito nel 2003, hanno raggiunto consensi di pubblico inaspettati per il genere.  Ci ha provato anche Geeoge R.R. Martin  nel suo Cronache del  ghiaccio e del fuoco (A Song of Ice and Fire ) a inventare una lingua, il Dothraki, per i suoi personaggi, ma sebbene non abbia raggiunto la perfezione linguistica di Tolkien, non di meno dall’adattamento televisivo del suo ciclo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, R. R. Martin ha riscosso successo enorme.

La serie televisiva statunitense dal titolo  Il Trono di Spade   (Game of Thrones)  ha debuttato il 17 aprile2011 sul canale via cavo HBO, è ambientata in un grande mondo immaginario costituito principalmente dal continente Occidentale (Westeros) e da quello Orientale (Essos). Il centro più grande e civilizzato del continente Occidentale è la città capitale Approdo del Re, dove si trova il Trono di Spade dei Sette Regni. La lotta per la conquista del trono porta le più potenti e nobili famiglie del continente a scontrarsi o allearsi tra loro in un contorto gioco di potere. Il Trono di Spade ha attirato un numero record di telespettatori. La serie ha ottenuto vasti consensi da parte della critica, ha vinto 38 premi Emmy su 106 nomination totali, diventando la serie televisiva più riconosciuta dall’Academy of Television Arts & Sciences. Per quando riguarda invece gli amanti del maghetto occhialutto e del suo mondo, la notizia fresca invece è che la saga su Harry Potter completata nel 2007 con l’uscita del settimo capitolo, avrà un sequel, suddiviso in due tomi. Potter cresciuto è ormai adulto, sposato e padre di famiglia. L’ottavo volume della serie creata dalla scrittrice scozzese J. K. Rowling, esattamente 19 anni fa avrà il titolo di “Harry Potter and the Cursed Child” (Harry Potter e il bambino maledetto), forse mentre leggiamo sarà già in sala!

Rosalia Cozza per TWA