Quell’improbabile San Valentino: incipit.

Era una giornata fredda, pioveva. Non avevo voglia di far nulla, seduta sul divano mi pesava anche solo l’idea di alzarmi a prendere un bicchiere d’acqua. Accanto a me sul cuscino il joystick abbandonato da mio fratello Mirko. Lo presi e lo rigirai tra le mani, mi venne voglia di subentrare nel suo gioco online preferito, “Call of Duty”. Lo feci e dopo poco dal microfono mi arrivarono le voci dei miei compagni di gioco, erano di Napoli, ridevano e si divertivano molto. Continuai a giocare, ma dopo un po’ sentendo che la mia voce era femminile mi chiesero chi ci fosse al joystick di Mirko. Ci presentammo.

Da quella sera cominciai a trascorrere sempre più tempo alla consolle, tanto che spesso senza che me ne accorgessi si faceva notte fonda. Il tempo volava, e con il gruppo di gioco si era sempre più amici. Arrivò il mese di febbraio, e decidemmo finalmente di vederci tutti insieme a cena la sera di San Valentino. Ci saremmo ritrovati al ristorante di Fabio, uno dei ragazzi del gruppo che aveva una pizzeria nel centro storico di Napoli. A quel tempo non avendo un ragazzo non avevo particolari impegni per il giorno degli innamorati, decisi di andare.

Quando arrivai nel locale i ragazzi c’erano già tutti, simpatici e allegri dal vivo così come lo erano stati on line. Ero a mio agio con tutti loro, ma uno solo attirò più spesso il mio sguardo e la mia attenzione, Luca … ( continua)

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Leggendo le memorie di Anna Grigor’evna Dostoevskaja

 

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Sono raccolte nel libro intitolato Dostoevskij mio marito (Bompiani editore) le memorie tratte dai diari della seconda moglie del grande scrittore russo Fëdor Michajlovič  Donstoevskij. Una narrazione in prima persona dalla quale la quotidianità del menage coniugale emerge senza reticenze e senza velleità artistiche. Il racconto è caratterizzato da uno stile genuino, oggettivo, che la traduzione ha reso ancora più lineare. Tuttavia queste note per quanto modeste nello stile, pur non rappresentando una vera opera letteraria, sono da considerare un patrimonio inestimabile per coloro che amano lo studio su Dostoevskij; esse rappresentano una fonte minuziosa non solo sulle abitudini della coppia, ma soprattutto sulle opere dello scrittore. Un resoconto dettagliato di quegli ultimi quindici anni insieme. Chi s’immerge nei ricordi di Anna G. forse anche privi di slancio poetico, rivive la vita quotidiana di Fëdor Michajlovič Dostoevskij ora per ora. Siamo nel 1866, il futuro dello scrittore dipende ancora una volta dalla sua capacità di portare a termine un’opera. I pochi attimi di fama fanno si che egli abbia il danaro, ma poi questo, non è mai sufficiente a cancellare i lunghi periodi di indigenza, Dostoevskij lotta sempre per non annegare, mentre lavora alla stesura di Delitto e castigo infatti lo angustia uno dei famosi contratti  capestro firmati con  l’editore Stellovskij.

Stellovskij lo impegna a consegnare un nuovo romanzo entro l’anno, siamo ad ottobre e di questo libro non esisteva nemmeno un rigo. Lo scrittore era di nuovo sull’orlo del precipizio quando uno dei suoi amici gli consiglia di assumere una stenografa. Il direttore dei corsi di stenografia di Pietroburgo gli manda a casa la sua migliore allieva: Anna Grigor’evna, avvisandola di non arrivare né prima né dopo le undici e trenta a casa dello scrittore, dando così una mano a quel fato che li aveva già destinati a compagni di vita. Anna Grigor’evna nata da una famiglia agiata di Pietroburgo da mamma svedese, d’indole indipendente e moderna aveva 20 anni quando incontra lo scrittore che di anni ne aveva 45. Il 4 ottobre  1866 la giovane donna felice del suo nuovo impiego presso l’uomo che più ammirava di Pietroburgo si presenta all’appartamento numero tredici di palazzo Alokin . «Dostoevskij mi parve un uomo strano. A prima vista mi sembrò piuttosto vecchio ma appena cominciò a parlare non mostro più di trentasette anni. Statura media molto diritto. Il viso era stanco e malaticcio i capelli di un castano rossiccio erano lisciati e impomatati. Gli occhi erano completamente diversi; uno era comune di color castano, ma l’altro aveva la pupilla dilatata tanto da non lasciar più vedere l’iride. Quest’asimmetria nello sguardo dava al suo viso un’espressione enigmatica.  Mi pareva di conoscerlo già, forse perché avevo visto i suoi ritratti. Indossava una giacca leggera di panno blu piuttosto sciupato ma la camicia era di una bianchezza di neve» questa fu la prima impressione che Anna Grigor’evna ebbe del suo futuro marito. La sera stessa lui iniziò a dettarle Il giocatore e il 31 ottobre, in 26 giorni l’opera era finta. La giovane stenografa scriveva, traduceva, correggeva, molto velocemente.  Dostoevskij negli anni 60 dell’ottocento, non era lo scrittore famoso che possiamo immaginare, egli era afflitto da violente crisi epilettiche, provato dai debiti e dal vizio del gioco; editori e credito, approfittavano del suo temperamento nervoso e poco pratico. Anna dopo il matrimonio divenne un vero angelo custode Fëdor Michajlovič aveva per lei stima e passione, un’adulazione che spesso sconfinava nella gelosia. Curatrice dei suoi interessi assunse tutti i ruoli necessari a fare ordine e dare serenità alla vita dello scrittore, da segretaria a moglie, è la persona che lo conosceva meglio di tutti, eroina della sua vita quotidiana, non una donna qualunque, una donna in possesso di quel coraggio nella sua forma più alta e nobile: la modestia, visse con un genio indiscusso, una prova che nessuno era riuscito a superare prima di lei.

26_giorni_della_vita_di_DostoevskijLa giovane Anna si era, infatti, ritagliata un ruolo ancora più impegnativo quello di editrice, libraia, curatrice degli interessi del marito fino alla morte di questi e anche dopo per altri 37 anni. Nel 1873 decise di pubblicare lei stessa le opere del marito, rischiando molto, poiché a quei tempi nessuno scrittore russo faceva l’editore di se stesso, in questo campo Anna G. fu una coraggiosa antesignana. In quell’anno, infatti, L’idiota e I demoni apparvero in un unico volume e costituirono la base per la tranquillità del futuro per la prima vola nella difficile esistenza di Dostoevskij   c’era danaro in eccedenza circa 5000 rubli. Va rilevato che all’epoca Fëdor Michajlovič  era fortemente contrastato  dalla critica ma molto amato dal pubblico, perché parla di argomenti vicini al popolo e non moralizza: anche i librai più blasonati, sapevano  che un suo libro in vetrina era una vendita sicura. Il 22 gennaio esce sul giornale La Voce la notizia che Dostoevskij aveva scritto un nuovo romanzo,  I demoni.  Alle nove di mattina Anna G. apre la porta a un impiegato della libreria Popov: vuole dieci copie del romanzo, lei parte grintosa e chiede 35 rubli contanti e non vuole concedere più del 20% di commissione: con suo sommo stupore, l’impiegato accetta. I librai di Pietroburgo faranno la fila per comprare I demoni dalle mani di Anna, che da quel momento e per tutta la vita sarà l’agente letteraria del marito. Entro l’anno saranno vendute 3.000 copie del libro, e le restanti 500 nei tre anni successivi, assicurando alla famiglia una boccata d’aria dai debiti.

L’unica a rimetterci da quest’auto-pubblicazione fu la vecchia bambinaia di casa Dostoevskij, che quel 22 gennaio assiste allibita a un fiume di estranei che entrano in casa chiedendo «Sono qui i demoni?» «Dove sono i diavoli?» «Prendo una decina di diavoli» e via dicendo. Ecco perché, si lamenta la donna con Anna, il povero figlioletto di Fëdor dorme male: ha la casa piena di demoni! Anna Grigor’evna morirà nel 1917 a Yalta durante la guerra, seguendo come qualcuno dice: Il destino dei personaggi di Dostoevskij.

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La lettera d’amore di Edgar Allan Poe a Elena Whitman

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Edgar Allan Poe scrive all’amatissima Elena Whitman, è una delle lettere presa spesso ad esempio dell’amore romantico. Il sentimento che lo legava alla donna fu una delle poche consolazioni nei suoi desolati ultimi giorni di vita.

 

Ho premuto sulle mie labbra la vostra lettera tante e tante volte, dolcissima Elena, bagnandola con lacrime di gioia o di “celeste disperazione”. Ma io — che così di recente, alla vostra presenza stessa, esaltavo (1) “il potere delle parole” — di qual valore sono ora per me le sole parole? Potessi credere all’efficacia delle preghiere al Dio del Cielo, vorrei inginocchiarmi, inginocchiarmi umilmente, in questa più fervida epoca della mia vita, inginocchiarmi invocando parole che potessero dischiudersi a voi, e potessero mettermi in grado di farvi vedere a nudo tutto il mio cuore. I miei pensieri, le mie passioni sembrano ora sommersi in un desiderio consumatore, il solo desiderio di farvi sapere, di farvi vedere quello per esprimere il quale non vi è voce umana; il fervore indicibile del mio amore per voi, poiché così bene io conosco la vostra natura di poeta, oh Elena Elena! che io sono sicuro, che se voi poteste soltanto guardare nel profondo dell’anima mia coi puri occhi del vostro spirito, non potreste fare a meno di dirmi quello, ahimè! che voi risolutamente lasciate inespresso. Mi dovreste amare anche solo per la grandezza del mio amore. Non è già tanto in questo freddo e triste mondo, l’essere amato? Oh, se io potessi almeno fare ardere nel vostro spirito il significato vero e profondo che io attribuisco a quelle tre parole sottolineate! Ma, ahimè! Lo sforzo è tutto vano e “io vivo e muoio inascoltato” […].”

E.Poe

L’angelo curatore di Lev Tolstoj : Sofja Andreevn

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Sophia aveva diciotto anni quando sposò Lev Tolstoj il 23 settembre 1862. Lui ne aveva compiuti trentaquattro e la mattina del matrimonio – da celebrarsi quella stessa sera – arrivò contro ogni convenzioni a casa di lei, chiedendo di parlarle a quattr’occhi, la ragazza ebbe un sussulto quando il futuro marito le chiese se lo amava. Pensò al peggio, che Lev volesse andarsene. Scoppiò in lacrime. Richiamata dalla sorella intervenne la madre. «Ha scelto un bel momento per farla piangere! ». Imbarazzato, Tolstoj se ne andò. Il momento è rivissuto nella prosa di Anna Karenina: i dubbi dell’ultimo momento.

In Sophia Tolstoj A Biography, Alexandra Popoff  propone l’affascinante parallelismo tra le emozioni dei personaggi del grande romanziere e quelli vissuti da lui e da sua moglie: da Guerra e pace a La sonata a Kreutzer. In realtà questa scrupolosa biografia svolge un’altra importante funzione. Alexandra Popoff, di formazione letteraria russa ma ora impegnata in ricerche alla University of Saskatchewan (Canada),dimostra l’importanza che rivestì la consorte di Tolstoj nell’attività creativa dello scrittore oltre che nella vita quotidiana. Sophia copiava di notte quello che il marito aveva scritto di giorno, per renderlo leggibile ai tipografi. Gestiva l’intera Yasnaya Polyana mentre si curava dei tredici figli che gli aveva dato dopo sedici gravidanze e di ogni affare finanziario e commerciale; traduceva per lui dal francese in russo, cuciva anche le bluse e faceva a maglia le coperte che lui preferiva. Il lavoro della Popoff dimostra, attraverso lo studio delle 839 lettere che Tolstoj scrisse alla moglie, che il loro rapporto emotivo era fondamentale per la stabilità dello scrittore, afflitto da frequenti depressioni, oltre che per fornire autenticità ai sentimenti dei personaggi creati dalla sua fantasia. Tolstoj fu un marito difficile. Dalle lettere inviatele leggiamo come dipendesse totalmente da lei. Lo ammirava come «la forza della mia vita» e si dichiarava «un uomo morto senza di te». E ancora: «Per l’amor di Dio non smettere di scrivermi, scrivimi ogni giorno». […] In una delle lettere, dopo che lo scrittore racconta alla moglie per interi paragrafi di faccende domestiche e dei propri problemi di salute, le chiede in una sola riga a che punto sia la copiatura del seguito del «romanzo». Il romanzo di cui parla è Guerra e pace, che costò a Sophia 7 anni di lavoro e che infine fu lei stessa a far pubblicare. Negli anni successivi al 1880 Tolstoj si convertì a una forma di estremismo religioso: decise di abbandonare la letteratura per vivere «nella purezza dei Vangeli».  Chiese insistentemente alla moglie di seguirlo in questo percorso spirituale ma Sophia, pur religiosa, non volle seguirlo in questa sua metamorfosi. Nel 1884 Sophia  ottenne da Tolstoj  la procura per la gestione dei suoi diritti d’autore, s’inasprirono così i  loro conflitti sulla diversità di vedute  riguardo alle  questioni finanziarie, in quanto molto concretamente si pose  il problema dell’avvenire dei figli. Sull’esempio della moglie di Dostoevskij, da Sophia consultata, la moglie di Tolstoj diviene editrice delle Opere del marito, e svolge  anche questo ruolo  con precisione e oculatezza, ma tutto ciò la mise inevitabilmente in contrasto con il discepolo di Tolstoj, Valdimis Chertekov, da tempo curatore delle opere del maestro. Tolstoj  il 16 settembre del 1891  lacerato dal desiderio di  coerenza verso i suoi ideali, con una lettera ai giornali, decise  di concedere a tutti quelli che «lo desiderano in Russia e all’estero, il diritto di pubblicazione e rappresentazione di tutte le sue opere scritte dopo il 1881». I seguaci più fondamentalisti dello scrittore, a causa delle controversie con Sophia  costruirono su di lei l’immagine di torturatrice. La biografia  della Popoff  ha il merito di riabilitare l’immagine negativa di Sophia, che il mondo letterario ha in questi secoli sostanzialmente accettato come vero.

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Personal writer: perché raccontare la storia d’amore di una coppia?

Listener (3)Perché raccontare la vostra storia d’amore?  Ognuno di noi ha un percorso storico affettivo davvero unico. Questo percorso vissuto insieme alla persona amata è sempre ricco di emozioni e avvenimenti che la scrittura avrà il compito di rendere indimenticabili.

Come dicevano i latini “verba volant scripta manent” ciò che viene fissato su un foglio infatti rimane nel tempo, e negli anni potrà essere letto da altre persone oltre che dai protagonisti. Questo è lo scopo di raccontare una storia d’amore, per renderla immortale attraverso le pagine di un libro. Il personal writer in questo caso ascolterà la vostra storia, i momenti salienti, gli aneddoti e non solo, cercando di carpirne le sfumature, l’atmosfera del vostro primo incontro, e narrali. Ovviamente, con un pizzico di ironia e romanticismo.

Allora perché non decidere di regalarsi o di regalare il romanzo della propria storia d‘amore, o scegliere di raccontare i rispettivi punti di vista in una stesura fresca come quella di un diario, o raccogliere in un romanzo epistolare i messaggi, le lettere reali o virtuali che vi siete scambiati? Qualunque sia la forma che preferirete i nostri personal writer potranno trasformare questo vostro desiderio in una realtà.

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L’importanza della recensione

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Il termine “recensione” deriva dal latino e significa “riflettere”.  Una buona recensione può far aumentare la fiducia nel lettore che di conseguenza è anche un acquirente. Per “far riflettere” sui contenuti di un libro, per esempio, una recensione deve possedere precisi elementi che soddisfino tutti i criteri di stima. Avere delle recensioni favorevoli sui prodotti e sui servizi migliora il loro posizionamento nei motori di ricerca.

La recensione può far modificare il comportamento sulle abitudini d’acquisto in quanto in essa si racchiude l’occhio del lettore.Negli ultimi anni anche il successo di alcune app e piattaforme online è stato decretato soprattutto dalla tipologia di servizio offerto, dalla dinamica d’interazione e di acquisto proposta. In questo senso, le opinioni lasciate spontaneamente dagli utenti hanno rappresentato spesso un elemento fondamentale, non solo perché in grado di incentivare e indirizzare concretamente le decisioni d’acquisto dei consumatori, ma e soprattutto perché capaci di infondere sicurezza, dando già un’idea di cosa si andrà ad acquistare, a prescindere si tratti di un prodotto o di un’esperienza.Ad esempio volendo parlare dei servizi che si sono avvantaggiati maggiormente dei commenti degli utenti, ricordiamo la più grande community di ridesharing, BlaBlaCar, il passeggero specifico lascia un suo commento alla fine del viaggio sulla qualità del passaggio ricevuto e la stessa valutazione avviene da parte dell’autista. La stessa dinamica si riscontra nel portale web di viaggi, TripAdvisor, che raccoglie le recensioni degli utenti che hanno usufruito delle strutture; oppure Booking, un’applicazione divenuta indispensabile per le prenotazioni on line di voli, alberghi, pacchetti vacanza, e che aiuta i consumatori, garantendo i migliori prezzi.  Per chi invece desidera viaggiare condividendo con altri host il suo alloggio, il portale web giusto è Airbnb, presente in 190 paesi e in oltre 34.000 città, che racchiude le riflessioni, le foto degli annunci, e i profili degli host

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Ma a che serve questo editing?

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L’editing è una revisione utile a rendere uniforme e armonioso un testo, liberandolo dagli appesantimenti linguistici e di struttura, ed è, al tempo stesso, un’analisi accorta dei contenuti e un’eliminazione dei difetti, siano essi grammaticali o sintattici. Un testo può essere oggetto di un buon editing prima della pubblicazione o, ancor meglio, prima della presentazione a una casa editrice. Un manoscritto che si presenta senza pecche linguistiche e strutturali avrà maggiori chance di essere preso in considerazione da un editore. Il lavoro di editing su di un testo lo deve unicamente affinare e arricchire ma non deve spegnere la voce dell’autore, cioè il suo stile. Bisognerà, partendo da una lettura attenta e certosina, cogliere tutti i punti in cui si deve, si può, ed è lecito intervenire. In generale li si può sintetizzare in alcuni comma:

Comprensione. Aiutare il testo ad essere facilmente comprensibile, sciogliendo i nodi ostici alla fluidità della lettura.

Coerenza. Qualsiasi sia la narrazione, il testo nella sua interezza deve rispondere al principio di coerenza interna alla sua stessa struttura (pensiamo a quanto ciò sia vero soprattutto per il Fantasy e la Fantascienza)

Correttezza. Sintassi, grammatica, struttura e stile devono essere privi di errori le prime due, di disarmonie le seconde.

Sottoporre una propria creazione a un buon editing è raramente un’operazione indolore. Anzi, al di là di averla dovuta pagare, c’è un senso di possesso per la propria creatura che viene, agli occhi dell’autore, violata e bistrattata nelle sue parole. Eppure solo in questo modo, cioè con una giusta distanza dal testo da parte di una persona terza, si possono coglierne pregi e magagne.

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L’alter ego

L’alter ego

Le parole, eteronimo e  ortonimo, evocano  la poetica del grande scrittore  portoghese  Fernando Pessoa  che su questa dicotomia ha basato tutta la sua  opera,  i due principi  dell’introverso e dell’estroverso.  Nella raccolta proposta dall’Adelphi, dal titolo “Poesie di Fernando Pessoa”, a cura di Antonio Trabucchi e M. J.De Lancastre, l’attenzione come si evince dal titolo va alla sua vera identità. Lo scrittore degli eteronimi firma con il suo nome questa raccolta, ma come sappiamo nella sua vita ha preferito  attribuire  la paternità di altre opere  ai suoi  numerosi alterego. La parola eteronima deriva dal greco: heteros= diverso e onoma = nome,  cioè autore fittizio o pseudo autore, ma  che per lo più possiede una  propria personalità ben definita.  Dagli eteronimi differiscono gli pseudonimi perché questi ultimi sostituiscono il vero nome dell’autore che rimane sconosciuto, gli eteronimi al contrario convivono con l’autore , formano una sorta di propaggine dello stesso. Pessoa  in vita sua creò numerosissime identità alternative per scrivere i suoi romanzi e pubblicare i suoi articoli, ne sono stati calcolati più di 79 e a tutti egli ha attribuito una propria esistenza e più o meno una forte  personalità. Il più conosciuto è Ricardo Reis medico, poi Alvaro de Campos ingegnere, Alberto Caeiro contadino,  il più  interessante,  che Pessoa considerava un po’ come la sua guida spirituale.

Al  poeta della poesia filosofica e psicologica, si è sempre riconosciuto un certo spirito mistificatore, (simulazione) e una certa ironia, ma l’origine degli eteronimi non è frutto di fantasia  surrealista, piuttosto di una elaborazione letteraria sofferta . Essi hanno la stessa origine dei compagni immaginari ma una personalità articolata e definita. Lo dice lo stesso autore: “… questa tendenza (cioè crearsi compagni immaginari) non passò con l’infanzia, si sviluppò nell’adolescenza, si radicò con la crescita, divenne alla fine la forma naturale del mio spirito”. “Oggi oramai non ho personalità: quanto in me c’è di essere umano l’ho diviso tra gli autori vari della cui opera sono stato l’esecutore. Io oggi  sono il punto focale di riunione di una piccola umanità solo mia”. Spesso il poeta allude all’origine  patologica del suo fenomeno: “L’origine mentale di miei eteronimi è nella mia tendenza organica e costante verso la spersonalizzazione. Questi fenomeni non si  manifestano nella vita reale  ma si sono mentalizzati  in me … li vivo solo con me stesso”. “Sono immagini dell’anima”. Questa raccolta ci fa capire in concreto lo stretto rapporto tra Pessoa e i suoi eteronimi.

“Forse questa cosa dell’anima

che trova reale la vita…

Forse questa cosa calma

che mi fa l’anima vissuta…

Soffia il vento eccessivo…

Ho paura di pensare…

 

Il mio mistero ravvivo

se mi perdo a meditare.

 

Vento che passa e dimentica,

polvere che s’alza e cade…

Povero me e potessi

Sapere cosa in me accade ! —

Dunque ci sono poeti profetici  che vivono al di la dei propri tempi, ne prendono le distanze, non ne ascoltano il brusio di sottofondo e i problemi che spesso sollevano vengono individuati anni dopo. Firmo dunque sono !