Dall’hard boiled al legal thriller la differenza terminologica di un genere: il giallo.

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Dando un’occhiata alla voce “letteratura gialla” vediamo che si definisce giallo quel genere “che ha al centro del suo interesse il crimine”.

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Il giallo classico si definisce poliziesco poiché “la soluzione del caso è affidata all’opera degli investigatori istituzionali, la polizia nelle sue varie forme nazionali”. Attenzione! Secondo la definizione classica si usa questa accezione solamente nella lingua italiana e ciò, si deve alla collana Il Giallo Mondadori, ideata da Lorenzo Montano e pubblicata in Italia da Arnoldo Mondadori a partire dal 1929. Da allora, il termine “giallo”, dal colore della copertina della collana, ha sostituito in Italia quello di poliziesco. Il genere giallo è diviso tradizionalmente in diversi sottogeneri, anche se i confini spesso non sono ben definiti: il poliziesco, il giallo investigativo, il noir, il thriller. Quest’ultimo a sua volta suddiviso in più filoni fra cui il thriller legale ed il thriller medico.

Nel giallo investigativo c’è una persona che risolve un crimine usando la speculazione intellettuale, un metodo scientifico, l’analisi, la deduzione. “Non c’è quindi spargimento di sangue, non c’è generalmente violenza”, spesso il giallo inizia a crimine già compiuto. Last but not least, non c’è suspance.

Il noir invece, rappresenta “in qualche modo l’altra faccia della storia di un crimine, quella vista dalla parte del criminale, o comunque [è] un genere in cui manca la consolatoria e razionalizzante soluzione finale con conseguente cattura del colpevole”. Del giallo-noir alcuni dicono che “l’accento è posto sull’ambiente, quasi sempre moralmente corrotto e degradato, che fa da sfondo alla vicenda, e sulle psicologie dei personaggi”.  Utilizzato per la prima volta nel 1946 dal critico italo-francese Nino Frank, il termine noir originariamente si riferiva soprattutto ai film polizieschi hollywoodiani degli anni quaranta tratti da romanzi hard boiled (ad esempio Il mistero del falco  di John Huston), pubblicati allora in Francia dall’editore  Gallimard  nella Série noire, i cui volumi avevano la copertina nera. Nel noir, quello che conta dunque è l’ambientazione estrema (solitamente periferie emarginate, città decadenti, sobborghi malfamati – si pensi alla Marsiglia di Izzo o alla Los Angeles di Ellroy), ma anche il protagonista: generalmente in chiaroscuso, ai margini della legge anche se formalmente è dalla parte della legge. Il noir approfondisce maggiormente l’aspetto psicologico dei personaggi, c’è una forte componente di violenza fisica e quindi anche nella scrittura, ed è il genere più letterario fra quelli esaminati.

Nel thriller, invece, “la soluzione dell’enigma appare del tutto secondaria rispetto alle azioni e agli eventi, sovente incentrati sulle vicissitudini di uno o più protagonisti la cui vita è messa a repentaglio da criminali, killer, pazzi omicidi ecc.”. Il thriller, è caratterizzato da suspense, ansia; è per definizione un page-turner, come indica il termine stesso: thrilling.

È detto legal thriller il giallo in cui protagonisti e risolutori sono gli avvocati e le aule giudiziarie, i cui meccanismi vengono dettagliatamente riprodotti. Tra gli autori principali vi sono  Erle Stanley Grardner,  autore di Parry Mason, Scott Turow, John Crisham. In Italia, tra i più autorevoli esponenti del thriller legale vi sono Gianrico Carofiglio e Gianluca Arrighi.

Il legal thriller s’ intreccia spesso al police procedural che è il tipo di poliziesco in cui le indagini su un caso sono affidate all’opera di una squadra di investigatori istituzionali, appartenenti alla polizia. Nel police procedural vengono pertanto fedelmente descritte le procedure e le tecniche di indagine impiegate dalla polizia per risolvere un caso. Ed McBain, Tony Hillerman, Georges Simenon e Michael Connelly sono alcuni tra i maggiori autori.

Una sotto categoria del noir è poi il genere hard-boiled, nel quale la violenza è ancora più esasperata, fino ad arrivare a rabbrividire, quasi.

L’hard-boiled è “il genere americano per eccellenza, quello in cui il delitto viene combattuto da un detective privato con metodi spesso non meno violenti o più corretti di quelli usati dal criminale”, Fin dall’inizio si è contrapposto, per il suo realismo talora spietato, al classico giallo deduttivo con la sua netta distinzione tra i “buoni” e i “cattivi”. I maggiori esponenti di questo filone sono l’inglese James Hadley Chase, e gli statunitensi Dashiell Hammett, James M.Cain e Raymond Chandler.

Si può quindi giocare a incasellare i vari autori come nell’esempio, Georg Simenon, Michael Connelly  police procedural, Izzo: noir, ovviamente. Ellroy pure. I vari Cornwell, Deaver, Follett: thriller. Agatha Christie, Conan Doyle: gialli. Margaret Doody e il suo Aristotele detective è invece un altro buon esempio di giallo più recente. Si possono citare molti altri autori, e poi fare altre mille distinzioni fra sotto-generi, i gialli storici ad esempio, molto di moda, quelli psicologici, e così via.

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Imprigionare emozioni per restituirle alla memoria, #scrivere con la luce.

Ritocco Solimeno

La parola fotografia deriva da due parole greche: foto (phos) e grafia (graphis). Possiamo, dunque, dire che fotografia significa “Scrivere con la luce”. In effetti la luce è un elemento fondamentale della fotografia, ma anche lo “scrivere” ha un ruolo portante e significativo perché sottintende un concetto da esprimere, anche se l’azione si svolge nella frazione di un secondo. La fotografia è una forma espressiva al pari della pittura, della musica, della letteratura e di altre forme d’arte perché, attraverso il suo linguaggio, l’autore racconta il suo sentire evocando sensazioni e suggestioni. La capacità di fermare, di catturare un attimo fuggente di vita per restituirlo intatto nella sua potenza evocativa alla nostra memoria, è uno dei punti di forza della fotografia. Pensiamo alle foto di matrimonio, di battesimo, di primo compleanno, di persone care che non sono più con noi, di viaggi, di momenti importanti. Il bombardamento odierno di immagini e foto non ci fa pensare a quanto sia “magico” cristallizzare momenti importanti del nostro vissuto in foto che diventano evocazione, sintesi e racconto della nostra vita e del nostro essere…proviamo ad immaginare l’espressione stupita di un bimbo quando vede per la prima volta il mare, e immaginiamo di catturare quell’espressione di accecante novità e fulgido stupore che mai più vedrete manifestarsi in modo così intenso. Questo è il giusto modo di intendere la fotografia:  imprigionare emozioni e restituirle alla memoria. Ed è questo il ruolo della fotografa di Word’s Angels che coadiuva i nostri ghostwriters per trasformare le parole scritte in parole di luce e rendere, a secondo delle esigenze, i vostri ricordi più vividi, o la vostra pubblicità più incisiva.

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