Il successo postumo, sulle orme di Irène Némirovsky.

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Oggi vi portiamo sulle orme di Irène Némirovsky :«Signora, io sono un soldato. E i soldati non pensano. Mi si ordina di andare e io vado. Di combattere, e io combatto. Di farmi uccidere, e muoio. L’esercizio del pensiero renderebbe il combattimento più difficile, e più terribile la morte».

Suite francese è soprattutto la storia di un amore, vissuto segretamente, mentre da qualche parte si combatteva, ma non lì, non a Bussy, non in quel momento in quella Francia appena occupata. Furono mesi tranquilli quelli subito successivi all’armistizio, mesi in cui l’occupazione dei tedeschi fu quasi piacevole. Suite francese è il titolo dei primi due “movimenti” di quello che avrebbe dovuto somigliare a un “Poema sinfonico” di Irène Némirovsky, composto da cinque parti, di cui solo le prime due sono state completate e pubblicate: Tempête en juin (Tempesta in giugno) Dolce. Le altre: Captivité (Prigionia) – Batailles? (Battaglie) – La Paix? (La Pace) sono solo abbozzi. È il romanzo della riscoperta della Némirovsky che, dopo circa cinquant’anni di oblio – grazie a Suite francese – viene ripubblicata in 38 lingue. La figlia maggiore, Denise, ha conservato il quaderno contenente il manoscritto di Suite française, assieme ad altri scritti della madre, per cinquant’anni senza guardarlo, pensando che fosse un diario, che sarebbe stato troppo doloroso da leggere. Alla fine del 1990 tuttavia, prende accordi per donare tutti gli scritti della Némirovsky ad un archivio francese. Dopo aver scoperto cosa contenevano i quaderni, Suite francese fu pubblicato in Francia nel 2004, e divenne presto un best-seller. Da allora è stato tradotto in 38 lingue e dal 2008 ha venduto due milioni e mezzo di copie.  Francese o russa, Irène Némirovsky resta ebrea. Ebrea negli anni dell’antisemitismo più violento , donna in un mondo di uomini.  Un marito che ne seguirà la sorte (la morte in campo di concentramento), due figlie che viaggeranno con un baule mai aperto con gli scritti di Irène. E un insanabile conflitto (presente in molti romanzi) con la madre in costante competizione con la giovinezza della figlia.

Più vicina si fa la guerra, più Irène Némirovsky si addentra con la scrittura (e con la visione) nelle camere da letto buie, nelle stanze oscurate, addirittura nei sogni dei dormienti, dove il fracasso delle bombe si traveste da incubo di temporali o di mari in tempesta. Questa è forse la cifra stilistica più notevole, più incantevole, della scrittrice: in un’epoca in cui il modernismo ha dato fondo a tutti gli effetti formali possibili, con grandi opere monumentali, lo sguardo della Némirovsky non cerca di stupire, anzi è quasi più desideroso di mimetizzarsi nel buio (come una macchina da presa) di quanto non siano i suoi stessi protagonisti in fuga.

Noi di The Words Angels abbiamo affrontato sia la lettura del romanzo sia la visione  della pellicola. Nonostante le sofferenze subite la Némirovsky,  ha voluto credere di trovare un briciolo di bontà nel cuore di ghiaccio dei nazisti, in qualche modo umanizzando il personaggio del protagonista, e, cercando di darci una lezione di vita fedelmente descritta nella trasposizione cinematografica di Saul Bibb. Bella la colonna sonora.

 

TWA

 

Raccontare un’altra epoca con il romanzo storico

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Secondo la società angloamericana per la promozione e la difesa del romanzo storico (Historical Novel Society), un romanzo storico, per essere tale, deve essere stato scritto almeno cinquant’anni dopo gli eventi descritti, da qualcuno che all’epoca dei fatti non era ancora nato, e che quindi si è accostato ad essi attraverso le ricerche. Certo un’efficace delimitazione ma come accade per tutte le definizioni non sarà difficile trovare eccezioni. Il romanzo storico vero e proprio nasce in Europa nel terzo decennio dell’ottocento sull’onda dello straordinario successo ottenuto dai romanzi dello scozzese Sir Walter Scott (1771-1832). Walter Scott nella premessa alla sua famosa opera cavalleresca, Ivanhoe, illustra il problema delle fedeltà storica. Nel momento in cui lo scrittore deve calarsi in un’altra epoca e restituirla al lettore, il rigore è d’obbligo, ma è il buon senso a guidare il romanziere. Nel presentare il romanzo che aprirà il cammino al genere, Walter Scott afferma che i caratteri essenziali e i sentimenti umani sono sempre gli stessi, il dilemma ricorrente invece è di sicuro quello di evitare gli anacronismi, ma l’essenziale è il problema del linguaggio. La soluzione che The Words Angels suggerisce agli scrittori che si accostano al romanzo storico è quello di adottare dizionari che riportino la data di nascita delle parola. Passando dalla Scozia alla nostra patria, ripercorrendo il cammino del romanzo storico, scopriamo anche che dopo l’impulso dato dai Promessi sposi, il libro storico nei nostri anni è ritornato di grande attualità e vanta autori popolari.

Il genere storico richiede dunque molto impegno e rigore. Tempo per le ricerche. Noi di The Words Angels prediligiamo le storie ambientate nel Medioevo, periodo messo a fuoco da scrittori come Umberto Eco ne  Il nome della rosa  e autori come Ken Follett  I pilastri della terra, e a voi?

 TWA